Athletica Vaticana ai Giochi del Mediterraneo 2026. Un’esperienza al di là dei risultati e del fair play.

Tra i 3.803 atleti di 26 nazioni, che si sono sfidati in 33 sport diversi ai Giochi del Mediterraneo, anche quelli di Athletica Vaticana, l'associazione e organizzazione polisportiva ufficiale della Santa Sede.
Pubblicato il: 4 Settembre 2026
Tema: Sport

La prima associazione sportiva dello Stato Città del Vaticano è nata nel 2018, ne fanno parte residenti e cittadini vaticani dipendenti di Organismi direttamente collegati alla Santa Sede con i familiari diretti. Tre suoi atleti hanno partecipato a questa edizione dei Giochi del Mediterraneo in tre discipline diverse: Emiliano Morbidelli per il ciclismo, Daniele Fontana per la scherma e Fabrizio Peloni per il padel. Il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la cultura e l’educazione, spiega che “la partecipazione di Athletica Vaticana ai Giochi del Mediterraneo è stata un gesto di fraternità sportiva sulla rotta tracciata dal Santo Padre Leone XIV anche nella visita a Lampedusa il 4 luglio per contribuire a costruire relazioni di pace e fraternità tra i popoli che si affacciano sul Mediterraneo”.
Il 19 agosto, presso la Cattedrale di Taranto, è arrivata la Croce degli Sportivi, consegnata da mons. Paul Tighe, Segretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, all’Arcivescovo di Taranto, mons. Ciro Miniero.

Il 2 settembre gli atleti sono stati ricevuti da Papa Leone XIV all’udienza generale e gli hanno donato una racchetta da panel e una maglia ciclistica. Ci raccontano questa esperienza, al di là del risultato.

Emiliano Morbidelli, di Civitavecchia, ha già partecipato a un evento internazionale nei Campionati dei Piccoli Stati d’Europa. Nel ciclismo, con Athletica Vaticana ha preso parte a tre Mondiali e un Europeo. Questa esperienza, che ha visto la presenza anche di atleti olimpionici, gli ha dato la possibilità di “gareggiare con campioni di livello internazionale. Partecipare a questi Giochi è stato il gradino più alto della mia esperienza sportiva”. L’apporto della famiglia e dell’ambiente di lavoro è fondamentale per questi atleti: “Non ho pedalato da solo: con me ci sono stati mia moglie, mia figlia e la comunità del Centro per le cure palliative pediatriche dell’ospedale Bambino Gesù.che da anni fa il tifo e accoglie i ciclisti di Athletica Vaticana. Sono quei bambini i tifosi più appassionati”.
Daniele Fontana, studente romano, si è cimentato con la scherma, specialità spada, e per lui i Giochi “sono iniziati durante la cerimonia di apertura: era palpabile la fratellanza tra atleti di popoli e culture diverse, anche se conosciuti per la prima volta”. E continua “Lo scambio di magliette manifesta la volontà di avvicinarsi agli altri, creare amicizie osservando modi di fare di diverse culture. Questo è emerso quando ci siamo scaldati e allenati insieme: un gesto non scontato che fa emergere il fatto che ci sentivamo amici”. In pedana “ho dato il meglio di me, tenendo loro testa. Ho potuto calcare una pedana mondiale prendendo coscienza di cosa sia la scherma a quei livelli. E ho imparato anche a tendere la mano all’atleta che sta un passo indietro, da solo. Perché lo sport unisce sempre”.

Il padel ha visto in campo il romano Fabrizio Peloni, giornalista dell’Osservatore Romano. “Il Villaggio, allestito su una nave, mi ha dato un’emozione unica. Ero lì con mia moglie e i miei figli. Da ragazzo sognavo di partecipare a un evento internazionale. Ero in coppia con Tiziano Lucarelli e abbiamo affrontato la partita con i fortissimi egiziani Youssef Hossan e Georges Wakim nel campo centrale del Salinella Mediterranean Park. Siamo scesi in campo per giocare al meglio delle nostre possibilità. Abbiamo voluto portare in pedana lo stile dell’associazione polisportiva della Santa Sede, condividere un’esperienza di fraternità con i nostri avversari, andando oltre il fair play”. E racconta la sua storia sportiva “Da ragazzo giocavo a tennis con il leggendario Tonino Zugarelli, eroe della Coppa Davis 1976, mio maestro di sport e di vita. Disse che avrei potuto diventare professionista ma le strade della vita mi hanno portato da un’altra parte. A Taranto la strada indicata da Tonino si è in qualche modo realizzata”.

Alessandra Gaetani

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