A Roma apre Pizza Baar, il nuovo progetto di Marco Radicioni e Gianni Olimpo

Pizza Baar nasce nel cuore di Monteverde Vecchio dal desiderio di fondere tre simboli assoluti dell’identità gastronomica italiana — pizza al taglio, gelato e caffè
Pubblicato il: 14 Gennaio 2026

A Roma apre Pizza Baar, nuovo progetto ideato da Marco Radicioni, fondatore di Otaleg! e riferimento nel mondo del gelato artigianale contemporaneo, insieme a Gianni Olimpo, esperto di specialty coffee e figura chiave nella costruzione del format. Al loro fianco, due giovani professionisti che hanno contribuito allo sviluppo del progetto sia sul piano imprenditoriale sia su quello creativo e valoriale.

Pizza Baar nasce dal desiderio di fondere tre simboli assoluti dell’identità gastronomica italiana — pizza al taglio, gelato e caffè — all’interno di un’esperienza contemporanea, autentica e profondamente artigianale. Tre alimenti legati per natura a una consumazione veloce, quotidiana e accessibile, che qui diventano linguaggio culturale e scelta valoriale.

L’obiettivo è dare nuova vita al concetto di bar all’italiana, inteso come spazio in cui il cibo di qualità, pensato per essere vissuto con immediatezza, incontra design e senso di comunità, restituendo centralità al gesto semplice del mangiare e bere bene, anche in pochi minuti.

L’idea prende forma da Marco Radicioni, gelatiere romano di riferimento e fondatore di Otaleg!, che con Pizza Baaramplia la propria visione imprenditoriale, esplorando nuovi linguaggi e nuove sfide, scegliendo un percorso condivisoe corale.

Accanto a Marco Radicioni: Gianni Olimpo, specialista di caffetteria e specialty coffee, definisce l’identità beverage; Tommaso Carabelli guida la costruzione dell’offerta pizza con un approccio tecnico e consapevole; Pablo Marinaro, infine, oltre a contribuire allo sviluppo del prodotto, ha curato in modo determinante anche la brand identity e l’immaginario estetico del locale. Tre competenze diverse, perfettamente interconnesse, che contribuiscono in modo determinante all’identità complessiva di Pizza Baar.

«Sono un grandissimo consumatore di pizza, fa parte della mia quotidianità. È uno dei pochi prodotti che, insieme al gelato, ti permette di essere radicale restando popolare: è democratica, immediata, ma allo stesso tempo infinita come possibilità. Da anni coltivavo il desiderio di aprire una pizzeria per uscire dalla zona di comfort, cambiare prospettiva e trasferire in un nuovo progetto i miei valori, senza mediazioni. Pizza Baar nasce così: principi valoriali condivisi con i miei soci che dal canto loro hanno portato competenze, nuovi spunti e sensibilità diverse. Per me le nuove imprese devono essere questo: spazi di rischio, di visione collettiva e di divertimento serio». Racconta Marco Radicioni.

Il fil rouge che unisce le varie anime di Pizza Baar è l’approccio artigianale e la ricerca sulla materia prima, valori cardine del lavoro di Radicioni da oltre vent’anni, che diventano anche qui principi fondanti. L’obiettivo è creare un ecosistema virtuoso che metta in rete artigiani, produttori locali e realtà di eccellenza nazionali, attraversando in modo coerente pizza, caffè e gelato.

Il concept di Pizza Baar prende ispirazione dal bar degli anni ’70 come luogo di aggregazione spontanea, scambio e quotidianità. Un tempo in cui il bar era il vero fulcro del quartiere, attraversato da generazioni diverse. Un modello che oggi torna sorprendentemente attuale e che qui viene reinterpretato con uno sguardo contemporaneo, capace di dialogare con nuovi linguaggi e nuove abitudini di consumo.

Questa visione si riflette nella brand identity, nella tipografia e negli arredi, che richiamano quell’immaginario in modo diretto, mettendolo in relazione con una proposta gastronomica consapevole, essenziale e attuale. Il risultato è un ambiente che non cita il passato, ma lo utilizza come base per costruire un’identità riconoscibile e coerente.

Il locale, di circa 50 mq, si trova nel cuore di Monteverde Vecchio e si presenta come uno spazio compatto ma fortemente caratterizzato. Le pareti sono rivestite da un’insolita e coerente boiserie in legno scuro, pensata per un consumo veloce in loco grazie a piccoli strapuntini, in dialogo cromatico con un iconico pavimento a disegno geometrico romboidale, nei toni dell’arancio, dell’azzurro e del marrone.

A breve sarà disponibile anche un’area di consumo all’esterno, che sfrutterà l’ampia area antistante al locale.

La visual identity e il concept creativo dell’interior design nascono da un’idea di Pablo Marinaro e sono stati progettati e realizzati dallo studio di architettura romano Ikonika di Stella Dileo e Sante Simone.

La messa a punto degli impasti e dell’offerta pizza di Pizza Baar fa capo a Tommaso Carabelli, che si lega ai valori condivisi di progetto: costruire essenzialità per valorizzare ingredienti, territori e filiere.

L’offerta si articola su tre tipologiepizza in teglia alla romanapizza argentina in padellino e tonda del weekend, disponibili anche in asporto.

 

Le proposte dei gusti sono volutamente limitate (non più di 8 per la pizza in teglia al banco) e in continua rotazione, per seguire la stagionalità, la disponibilità dei fornitori e la qualità reale degli ingredienti.

Per la teglia romana, l’offerta base verte sui grandi classici, essenziali e riconoscibili: bianca, rossa, margherita, patate e crostino, bianca con la mortadella, gusti che non hanno bisogno di essere reinventati, ma eseguiti con rispetto e grande attenzione alla materia prima. Su queste basi si innestano, a rotazione, abbinamenti costruiti attorno a grandi prodotti, selezionati attraverso un lavoro di ricerca di artigiani e produttori del territorio laziale e nazionale.

La pizza argentina rappresenta la componente più identitaria e personale del progetto. È qui che entra in gioco Pablo Montanari, argentino di nascita, che in Pizza Baar ha portato la memoria della pizza con cui è cresciuto: una pizza popolare e urbana, consumata per strada tra le vie di Buenos Aires, non diversamente da quanto accade a Roma con la pizza in teglia. Soffice, umida e profondamente golosa, è una pizza figlia dell’emigrazione italiana, ma distante sia dalla tradizione napoletana sia da quella romana, con un’identità autonoma e immediatamente riconoscibile.

Come da tradizione viene proposta in padellino, con un impasto a bassa idratazione, fermentato direttamente in teglia, pensato non per lo sviluppo in volume ma per una consistenza morbida e scioglievole. In carta trovano spazio i grandi classici: la Muzza, versione argentina della margherita, e la Fugazzetta, con doppio disco di impasto, abbondante mozzarella e cipolle condite con chimichurri. Non un’interpretazione creativa, ma una restituzione fedele di un immaginario preciso, che diventa parte integrante del racconto di Pizza Baar.

La tonda del weekend vuole essere un prodotto che esce dalle definizioni standard (napoletana, romana, contemporanea) con un approccio all’impasto più vicino al mondo del pane: farine selezionate, lavorazioni attente e una ricerca sul morso, più che sui volumi. Una pizza fragrante, saporita, equilibrata, pensata per essere mangiata con facilità e piacere.

Tutti gli impasti sono il risultato di un lavoro tecnico preciso di Carabelli: fermentazioni tra le 24 e le 30 ore, idratazioni medie, prefermenti e farine del Molino Agostini, scelto per la capacità di coniugare filiera e funzionalità. L’obiettivo è ottenere pizze digeribili, stabili e versatili, adatte a un consumo quotidiano e coerenti con l’idea di bar.

La filosofia e l’esperienza di Gianni Olimpo, responsabile della caffetteria di Otaleg!, entrano a pieno titolo in Pizza Baar, portando con sé una visione consapevole e contemporanea del mondo del caffè. Anche qui la selezione si fonda su criteri precisi: tracciabilità, sostenibilità, stagionalità e profilo aromatico, lavorando esclusivamente con torrefazioni che costruiscono relazioni dirette con i produttori e valorizzano la materia prima.

La proposta si concentra esclusivamente sul caffè filtro, servito in batch brew ed estratto con Moccamaster, una scelta che privilegia costanza e semplicità nel servizio. Questo metodo permette di vivere il caffè come una vera bevanda da accompagnamento, ideale da gustare durante il pasto o in abbinamento alla pizza, senza l’intensità e la ritualità tipiche dell’espresso. Le torrefazioni ruoteranno con cadenza mensile, offrendo così un panorama di origini sempre diverse e in continua evoluzione.

Vera punta di diamante dell’offerta sarà il Nitro Coffee: un cold brew infuso con azoto (N₂O) e servito alla spina, caratterizzato da una consistenza cremosa e vellutata e da un profilo aromatico avvolgente. Una bevanda pensata per la stagione estiva, dissetante e sorprendente, ma soprattutto uno strumento per raccontare il caffè in una forma nuova e inattesa.

«In questo format, ancora di più, la nostra ambizione è far uscire il caffè dalla sua gabbia culturale tipicamente italiana. Non più solo espresso e non solo come chiusura del pasto, ma una bevanda viva, che si può abbinare alla pizza o semplicemente vivere in momenti diversi della giornata. Vogliamo smarcare il caffè da certi automatismi e restituirgli libertà espressiva».  Spiega Gianni Olimpo.

La proposta beverage di Pizza Baar, sempre curata da Gianni Olimpo, nasce da una doppia tensione, dichiarata e voluta: da un lato il bere popolare, diretto e immediato; dall’altro una ricerca consapevole che apre a nuovi linguaggi e possibilità di abbinamento. In carta convivono senza gerarchie una Peroni piccola e una Coca-Cola, scelte non come concessioni, ma come affermazione culturale di semplicità e riconoscibilità, simboli di un modo di bere quotidiano che appartiene a tutti.

Accanto a questi classici trovano spazio birre artigianali (di Jungle Juice, birrificio artigianale romano con cui il progetto condivide affinità di visione e approccio), kombucha a rotazione, chinotto bio e soprattutto il caffè specialty, che rappresenta il vero fulcro del progetto e il punto di maggiore esplorazione.

Il soft ice di Pizza Baar è un’estensione naturale della visione di Marco Radicioni applicata a un formato popolare e quotidiano. Qui il soft non è un vezzo nostalgico né un esercizio di stile, ma un terreno di sperimentazione consapevole: soft per meccanica, anti-soft per intenzione.

L’idea è quella di lavorare su un prodotto semplice nella somministrazione, spingendolo fuori dai suoi codici abituali. L’aria è presente, come nella tradizione del soft ice cream, ma non in maniera esasperata: quanto basta per ottenere una texture leggera e avvolgente, lasciando però spazio alla materia prima, al gusto, alla variabilità della materia prima viva e a una quota di ruvidità voluta. Un equilibrio volutamente instabile, che permette al prodotto di cambiare, evolvere e sorprendere.

Attualmente la referenza presente è un latte “invernale”, caldo e confortevole, pensato come un cappotto di materia prima assoluta, con un unico fuori binario rappresentato dalla vaniglia. Un gusto temporaneo, destinato a cambiare rapidamente, seguendo i guizzi creativi di Marco oltre che la stagionalità e le forniture.

Anche i topping seguono la stessa logica: pochi, identitari, potenti.

 

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