Gauguin a Roma: “Il diario di Noa Noa e altre avventure” al Museo Storico della Fanteria

Dal 6 settembre 2025 al 25 gennaio 2026 la Capitale ospita una grande mostra dedicata a Paul Gauguin: oltre 160 opere tra dipinti, xilografie, carte e materiali d’archivio per raccontare il viaggio artistico e umano verso la Polinesia, con prestiti da collezioni italiane ed europee
Pubblicato il: 29 Agosto 2025

Roma si prepara ad accogliere uno degli appuntamenti d’arte più attesi dell’autunno: “Gauguin. Il diario di Noa Noa e altre avventure”, allestita negli spazi del Museo Storico della Fanteria, a due passi da piazza S. Croce in Gerusalemme. Il percorso sarà visitabile dal 6 settembre 2025 al 25 gennaio 2026, riportando nella Capitale un protagonista assoluto dell’avanguardia post-impressionista.

La mostra mette al centro il taccuino “Noa Noa”—cronaca poetica e visiva dei soggiorni tahitiani—insieme a un nucleo ampio di dipinti, acquerelli, xilografie e documenti che illuminano la svolta iconica dell’artista: corpi, idoli, foreste cromatiche e una grammatica del colore destinata a segnare il Novecento. Tra i pezzi segnalati figurano 23 xilografie del ciclo “Noa Noa” (1893–94) e lavori come Femme de Tahiti e Paysage tahitien, presentati accanto a edizioni e materiali d’epoca che ricostruiscono l’immaginario polinesiano e la sua lunga fortuna. Il progetto complessivo conta oltre 160 opere, con prestiti da collezioni private e istituzioni in Italia, Francia e Belgio.

La curatela è affidata a Vincenzo Sanfo e supportata da un comitato scientifico internazionale; il taglio espositivo punta a far dialogare le iconografie più celebri con opere meno note, per restituire non solo l’esotismo di Gauguin ma anche la sua ricerca formale su linea, piano e campiture pure. L’intento è mostrare come dall’esperienza polinesiana nasca un nuovo vocabolario figurativo—piatto, sintetico, simbolico—che influenzerà Nabis, Fauves e le avanguardie storiche.

L’allestimento romano insiste su due direttrici. La prima è narrativa: il viaggio come scelta di vita e di poetica, dal “disancoraggio” europeo alla costruzione di un altrove interiore. La seconda è linguistica: il laboratorio dell’immagine che passa per incisione, carta, stampa, taccuino illustrato e che, attraverso “Noa Noa”, svela la regia con cui Gauguin costruisce il mito di sé e del Sud del mondo. Un racconto che parla al presente: spostamenti, identità, appropriazioni culturali, rapporto con la natura e con il sacro, temi oggi al centro del dibattito museale.

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